3) Newton. L'orologio e il suo orologiaio.
L'armonia dei movimenti dei corpi celesti non pot sorgere senza
il progetto e la potenza di un ente intelligente e potente.
Mentre tutte le altre prove dell'esistenza di Dio, legate alla
metafisica classica, perdevano di credibilit, questa sembrava
particolarmente convincente. Con la legge di gravitazione
universale l'universo appariva come un grande orologio e Dio ne
era il suo orologiaio.
I. Newton, Principi matematici della filosofia naturale, terzo
(pagine 114-115).

[...] I sei principali pianeti ruotano intorno al Sole in cerchi
concentrici al Sole con moto orientato nella stessa direzione e
all'incirca sul medesimo piano. Dieci lune ruotano intorno alla
Terra, a Giove e a Saturno in cerchi concentrici con moto
orientato nella stessa direzione e approssimativamente sui piani
delle orbite dei pianeti. E tutti questi moti regolari non
traggono origine da cause meccaniche; le comete infatti sono
trasportate liberamente in tutte le parti del cielo secondo orbite
fortemente eccentriche. E per questo moto le comete passano molto
rapidamente e facilmente attraverso le orbite dei pianeti; e nei
propri afelii dove sono pi lente e indugiano pi a lungo, sono
cos distanti le une dalle altre che si attirano reciprocamente in
misura minima. Questa elegantissima compagine del Sole, dei
pianeti e delle comete non pot sorgere senza il progetto e la
potenza di un ente intelligente e potente. E se le stelle fisse
sono a loro volta centri di sistemi analoghi, tutti questi,
essendo costruiti con identico disegno, saranno soggetti al potere
dell'Uno: soprattutto in quanto la luce delle stelle fisse  della
medesima natura della luce del Sole e tutti i sistemi inviano la
luce reciprocamente verso tutti gli altri. E affinch i sistemi
delle stelle fisse non cadano l'uno sull'altro, a causa della
gravit, Egli pose una distanza immensa tra loro.
Egli regge tutte le cose non come anima del mondo, ma come signore
di tutti gli universi e per il suo dominio suole essere chiamato
Signore Dio pantokrator [dominatore universale]. Dio infatti  una
parola relativa e si riferisce ai servi: e la divinit  il
dominio di Dio, non sul proprio corpo, come ritengono coloro per i
quali Dio  l'anima del mondo, ma sui servi. Il sommo Dio  l'ente
eterno, infinito, assolutamente perfetto: ma un ente, per quanto
perfetto, che per sia senza dominio non  il signore Dio [...]
Dalla vera dominazione consegue che il vero Dio  sommo, cio
sommamente perfetto. Egli  eterno e infinito, onnipotente e
onnisciente, dura dall'eternit per l'eternit, ed  presente
nell'infinito dalla infinit. Regge tutto e conosce tutto, sia le
cose che avvengono, sia quelle che possono avvenire. Non 
eternit e infinit, ma  eterno e infinito; non  durata e
spazio, ma dura ed  presente. Dura sempre ed  presente ovunque,
e poich esiste sempre e ovunque, costituisce la durata e lo
spazio, la infinit e l'eternit. Ogni particella dello spazio 
sempre, ogni momento individibile della durata e ovunque: l'Autore
e Signore di tutte le cose non potrebbe essere mai e in nessun
luogo. Ogni anima senziente  la stessa persona individibile nei
diversi tempi, nei diversi organi di senso e nei movimenti. Nella
durata sono presenti parti successive, nello spazio parti
coesistenti: ma n le une n le altre sono presenti nella persona
dell'uomo, nel suo principio pensante, e molto meno nella sostanza
pensante di Dio. Ogni uomo, in quanto senziente,  un solo
identico uomo in tutti i singoli organi di senso. Dio  un solo e
identico Dio sempre e dovunque. Dio non  onnipresente per la sola
virt, ma anche per la sostanza, giacch non pu sussistere virt
senza sostanza. In lui gli universi sono contenuti e mossi, ma
senza nessun reciproco turbamento. Dio non patisce niente a causa
dei moti dei corpi i quali non avvertono alcuna resistenza a causa
dell'onnipresenza di Dio. E' manifesto che il sommo Dio deve
esistere necessariamente, e in virt della medesima necessit 
sempre e ovunque. Per cui  anche interamente simile a se stesso,
tutto occhio, tutto orecchio, tutto cervello, tutto braccio, tutto
forza sensoriale, intellettiva e attiva, ma in modo nient'affatto
umano, nient'affatto corporeo, in modo a noi del tutto
sconosciuto. Come il cieco non ha idea dei colori, cos non
abbiamo idea dei modi in cui Dio sapientissimo sente e capisce
tutte le cose. _ completamente privo di corpo e di figura corporea
e perci non pu essere visto n udito, n toccato, n deve essere
venerato sotto la specie di qualcosa di corporeo. Abbiamo delle
idee degli attributi, ma non conosciamo per niente cosa sia la
sostanza di una cosa. Dei corpi vediamo soltanto le figure e i
colori, sentiamo soltanto i suoni, tocchiamo soltanto le superfici
esterne, odoriamo soltanto gli odori e gustiamo i sapori, ma non
conosciamo le sostanze intime con nessun senso, con nessuna
attivit riflettente; e molto meno abbiamo un'idea della sostanza
di Dio. Noi lo conosciamo soltanto attraverso le sue propriet ed
attributi e per la sapientissima ed ottima struttura delle cose e
per le cause finali; e lo ammiriamo in virt della perfezione, ma
in verit lo veneriamo e lo adoriamo a causa del suo dominio. Noi
adoriamo infatti come servi, e Dio senza dominio, provvidenza e
cause finali non  altro che fato e natura. Ma da una cieca
necessit metafisica che  perfettamente identica sempre e
dovunque non sorge nessuna variet delle cose. L'intera diversit
per luoghi e per tempi delle cose create pot sorgere soltanto
dalle idee e dalla volont di un Ente necessariamente esistente.
In senso allegorico infatti si dice che Dio vede, ode, parla,
ride, ama, odia, desidera, d, prende, si adira, combatte,
fabbrica, fonda, costruisce, poich ogni discorso intorno a Dio
deriva interamente dalle cose umane per similitudine, non certo
perfetta, ma tuttavia somigliante. E tutto questo intorno a Dio:
intorno al quale  compito della filosofia naturale parlare
partendo dai fenomeni.
P. Rossi, La rivoluzione scientifica: da Copernico a Newton,
Loescher, Torino, 1973, pagine 320-324.
